
C’è un limite oltre il quale il silenzio non è più prudenza, ma complicità morale. Oggi sento il dovere civico e personale di mettere nero su bianco vent’anni di vicende giudiziarie vissute sulla mia pelle, subendo decisioni, inerzie e paradossi che gridano giustizia nei corridoi dei tribunali italiani, e in particolare presso il Tribunale di Paola.
Chi mi conosce sa bene chi sono, qual è la mia storia e quale percorso di onestà, lavoro e sacrificio ho tracciato in decenni di attività imprenditoriale e civile. Non parlo di grandi mafie o di criminalità organizzata: qui siamo di fronte a qualcosa di diverso, forse ancora più subdolo perché si muove tra le pieghe della normalità quotidiana. Parlo della “guerra tra poveri”, di quella micro-delinquentità familiare e predatoria fatta di sotterfugi, accordi opachi, beni sequestrati e poi trafugati di notte, e di una totale assenza di risposte da parte di chi avrebbe il dovere di tutelare chi produce, rispetta le regole e paga le tasse fino all’ultimo centesimo.
È intollerabile constatare come, troppe volte, le istituzioni e gli uffici giudiziari finiscano per premiare o agevolare chi adotta comportamenti scorretti, lasciando inascoltate le denunce di chi subisce truffe e abusi. Negli ultimi vent’anni ho visto un muro di gomma. Ho ripreso in mano in questi giorni tutte le querele presentate nel corso del tempo, analizzando gli esiti: un deserto di risposte, archiviazioni immotivate, fascicoli dimenticati, o peggio ancora, una totale indifferenza di fronte a fatti documentati, a somme non dichiarate e a procedure sballate che hanno calpestato i miei diritti di proprietario e di cittadino.
Quando la giustizia viene meno nel proprio territorio, quando il Tribunale di Paola si dimostra sistematicamente sordo e inadeguato di fronte alle evidenze, non resta che percorrere ogni strada istituzionale possibile per ristabilire la verità. Non a caso, il mio percorso di denuncia si chiude e si collega idealmente anche agli esposti già presentati anni fa alla Procura di Salerno per competenza territoriale, a testimonianza di un’anomalia profonda che va denunciata pubblicamente.
Non cerco sconti né favori, pretendo solo rispetto per la legalità vera, quella che si conquista lavorando e non approfittando delle distrazioni della magistratura. Questo post non è uno sfogo estemporaneo, ma l’inizio di una riflessione pubblica e profonda che troverà ampio spazio nel libro a cui sto lavorando. È il momento di aprire gli occhi su un sistema che non funziona, perché la stanchezza ha ceduto il passo alla ferma volontà di raccontare tutto, carte alla mano, senza filtri e senza paura.
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